16 – Liszt e l’arte. Prima parte




Capitolo sedicesimo. Liszt e l’arte. Prima parte. Riassunto

Sia le lettere private di Liszt che quelle pubbliche (le famose Lettres d’un bachelier ès-musique, scritte in questi anni per la Gazette musicale di Parigi) sono piene di riferimenti all’arte italiana: Raffaello, Michelangelo, Carracci, Bellini, Beato Angelico… Scrive infatti Liszt: «Il bello di questo privilegiato paese mi appariva sotto le sue forme più pure e sublimi. L’arte si mostrava ai miei occhi in tutto il suo splendore, si rivelava a me nella sua universalità e nella sua unità. Il sentimento e la riflessione mi convincevano, ogni giorno di più, della relazione nascosta che unisce le opere al genio creatore. Raffaello e Michelangelo mi facevano capire meglio Mozart e Beethoven, Giovanni Pisano, Beato Angelico, mi spiegavano il Correggio, Benedetto Marcello, Palestrina.
Tiziano e Rossini mi apparivano come due astri dai raggi simili».
Liszt a Parigi aveva conosciuto e frequentato molti artisti e teorici dell’arte, tra cui lo scrittore Alexis-François Rio, un pensatore che avrebbe avuto una sensibile influenza sull’evoluzione dell’arte cristiana ottocentesca.
I punti fondanti del suo pensiero vertevano sulla rivalutazione della pittura cosiddetta “primitiva”, sul superamento del naturalismo giottesco, sul simbolismo e sul trasporto mistico. Rio aderiva alla corrente religiosa della cerchia di Ingres e dei suoi allievi e auspicava la formazione di una confraternita artistica parallela a quella dei Nazareni. A queste idee si ispiravano altri artisti come Ary Sheffer, animatore di un intenso atelier / salon parigino e Henri Lehmann, entrambi autori di simbolici ritratti di Liszt. Sheffer aveva trattato in pittura temi danteschi importanti per la riflessione artistica e spirituale di Liszt, come Delacroix, von Stürler (autore di un altro ritratto lisztiano), naturalmente Ingres (che Liszt frequenta a Roma, suonando in duo con l’artista, ottimo violinista, Beethoven, Bach, Mozart) e Joseph Anton Koch, autore di celebri affreschi danteschi.
Nel viaggio italiano, Dante fu per Liszt compagno costante.


Le lettere private di Liszt come quelle pubbliche (le famose Lettres d’un bachelier ès-musique) scritte in questi anni per la Gazette musicale di Parigi sono piene di riferimenti all’arte italiana: Raffaello, Michelangelo, Carracci, Bellini, Beato Angelico…

Il bello di questo privilegiato paese mi appariva sotto le sue forme più pure e sublimi. L’arte si mostrava ai miei occhi in tutto il suo splendore, si rivelava a me nella sua universalità e nella sua unità. Il sentimento e la riflessione mi convincevano, ogni giorno di più, della relazione nascosta che unisce le opere al genio creatore. Raffaello e Michelangelo mi facevano capire meglio Mozart e Beethoven, Giovanni Pisano, Beato Angelico, mi spiegavano il Correggio, Benedetto Marcello, Palestrina. Tiziano e Rossini mi apparivano come due astri dai raggi simili.

Liszt a Parigi aveva conosciuto e frequentato lo scrittore d’arte Alexis-François Rio, uno dei teorici che avrebbero maggiormente ispirato l’evoluzione dell’arte cristiana nel corso dell’Ottocento. Nel 1832 Liszt aveva presentato una scelta di Lieder di Schubert – allora pressoché sconosciuto in Francia – proprio nel salotto di Rio. L’intellettuale francese di lì a poco, nel 1835, avrebbe dato alla luce De la poésie chrétienne – Forme de l’art, un libro che tratta dell’arte cristiana da Cimabue alla morte di Raffaello. Il testo non ebbe un grande successo in Francia, ma venne accolto con grande entusiasmo in Italia e in Germania: l’esaltazione della pittura cosiddetta “primitiva”, la semplicità di composizione, il superamento del naturalismo giottesco, simbolismo e trasporto mistico, l’adesione alla corrente religiosa della cerchia di Ingres e dei suoi allievi e ildesiderio di formare una confraternita di artisti parallela a quella dei Nazareni erano i temi fondanti del suo pensiero critico che trovava punti di contatto con altri artisti frequentati da Liszt a Parigi, in particolare Ary Sheffer.

Autore di numerosi quadri di soggetto religioso di ispirazione cattolica nonostante la sua fede protestante, Sheffer fu anch’esso animatore di un atelièr / salon dove si incrociavano intellettuali, pittori, musicisti, politici. Le due tele di Sheffer del 1835 sul soggetto di Dante e Virgilio che incontrano le anime di Paolo e Francesca, assieme all’imponente Barca di Dante del 1822 di Delacroix, sono state opere importanti per la riflessione di Liszt su Dante, che fu vero compagno di viaggio e costante tema di interesse nel pellegrinaggio italiano di Franz e Marie, da Como, dove la coppia espresse perplessità di fronte alla statua di Dante e Beatrice di Giovanni Battista Comolli (così magnificata nella guida del Valéry) a Firenze con von Stürler e i suoi interessi danteschi, e a Roma con Ingres (altro interprete dell’episodio di Paolo e Francesca) e con Joseph Anton Koch, l’autore degli affreschi danteschi del Casino di Villa Giustiniani Massimo.

Ingres, con i suoi soggiorni romani e fiorentini, divenne uno dei principali punti di riferimento per il movimento purista italiano, “capeggiato” da Lorenzo Bartolini, lo scultore che Liszt avrebbe voluto come autore del monumento di Beethoven a Bonn. Naturalmente la frequentazione artistica con Ingres fu quella a rivestire per Liszt il carattere più intenso e particolare tra tutte quelle avute con artisti come Overbeck e i Nazareni, Koch, Henri Lehmann (il pittore tedesco che Liszt e Marie frequentano in Italia e col quale Marie avrà successivamente una relazione). Ingres era infatti un abile violinista, amico di Paganini e Baillot, e con Liszt passò ore a suonare opere per violino e pianoforte di Mozart, Beethoven e Bach.

L’attitudine del pittore francese verso la musica fu talmente forte d’aver lasciato traccia nell’espressione colloquiale francese avoir un violon d’Ingres, con la quale si intende la capacità di un’artista di avere un’uguale perizia tecnica ed espressiva in altra attività artistica differente da quella principale. L’importanza del rapporto di Liszt con l’arte e la ricchezza delle sue frequentazioni artistiche non possono essere riassunte in brevi cenni. Riportiamo qui solo un momento impressivo di questo rapporto: la tappa bolognese del viaggio di Liszt, in particolare il primo breve soggiorno dell’ottobre 1838, avrebbe lasciato un’importante testimonianza nella lettre d’un bachelier es-musique dedicata alla visita all’Accademia di Belle Arti di Franz e Marie.

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