







Capitolo quindicesimo. Bologna. Terza parte. Riassunto
Nel pomeriggio del 23 dicembre Rossini passa a prendere Liszt a palazzo Sampieri, trovandolo Liszt, addormentato proprio su Dante, di cui aveva letto «qualche capitolo» del Purgatorio. Gioachino lo informa dei suoi prossimi impegni bolognesi: quella stessa sera Franz condividerà una «cena in famiglia» con Sampieri e la moglie Anna de Gregorio, nipote del cardinale penitenziere del Papa.
La mattina seguente Franz si reca a casa Rossini, in Strada Maggiore 26, e va a far colazione con Gioachino restando vivamente colpito dal modo cordiale con cui Rossini chiacchiera con bottegai e mendicanti: «Homme singulier! Homme prodigieux!», scrive Liszt in una lettera.
In quello stesso 24 dicembre Liszt ha modo di esercitarsi in tranquillità a palazzo Salina Amorini, la sede del Casino dei Nobili in piazza Santo Stefano 11, e di ritrovarsi nel pomeriggio con Rossini accompagnato dai giovani principi Hercolani e dal pianista Miiller, di scrivere quindi ai suoi vari editori e di tornare alle 18 a casa Rossini, dove incontra la compagna del Pesarese, Olympe Pélissier. Sarà poi a casa Sampieri per la cena della vigilia che si protrarrà fino alle 4 del mattino. Il pomeriggio del 25 Liszt si esibisce presso la Società del Casino dei Nobili, davanti a un pubblico di soci e di artisti, proponendo anche a Bologna L’Orgia dalle Soirées rossiniane e le Réminiscences des Puritains. Assieme a Liszt, nell’accademia si erano esibiti artisti di vaglia come il basso Carlo Zucchelli con la moglie, il soprano Ester Mombelli e tre allieve della famosa soprano e didatta Teresa Radicati Bertinotti, ed era stata eseguita musica del protégé di Rossini, il bolognese Vincenzo Gabussi. Dopo il concerto, un soddisfatto e prudente Franz scriverà a Marie: «Successo inaudito dopo quello della Malibran, e più completo perfino di quello della Malibran. Non ho fatto nessuna conoscenza femminile».
Prima di lasciare Bologna Liszt si esibirà privatamente presso gli Hercolani e i Sampieri, e quindi terrà il 29 dicembre una sua personale accademia alla Sala Sampieri, sita nel palazzo del marchese. Riviste musicali italiane come Il Solerte gli dedicano convinte recensioni e anche la Allgemeine Musikalische Zeitung da Lipsia dà brevi notizie della sua presenza bolognese scrivendo:
«…ma chi riuscì col suo pianoforte a far grande scalpore e a scatenare entusiastici applausi fu l’ospite Liszt, paragonato nientemeno che a Paganini. Un giornale del luogo arrivò perfino a lodare i suoi cupi suoni che immaginar ti fanno le nebbie del Nord».

Un lettore malizioso potrebbe però pensare che quei «cupi suoni» più che a una scelta interpretativa fossero dovuti a difetti del pianoforte Pleyel su cui aveva dovuto suonare. Lo strumento era stato imprestato per l’occasione da una Dama non meglio identificata, e passava per essere uno dei migliori usciti dalla famosa fabbrica parigina. Ma Liszt, forse per via della sua propensione per il suono degli Érard, in una lettera a Marie lo giudica «sordo da fare paura» e per il secondo concerto prega il principe Hercolani di prestargli il suo Streicher viennese che gli piaceva «enormemente di più». L’aveva provato la sera del 27 dicembre durante una cena con musica nel Palazzo Hercolani di Strada Maggiore. In casa Sampieri, durante la grande cena del 28, probabilmente suonò di nuovo un Pleyel, vista la predilezione del Marchese per questo strumento, del resto molto amato anche da Rossini. Così dopo laute cene, lunghi conversari ed esibizioni private nei palazzi più “musicali” della città, Liszt giunge alla sera del 29, alla sua “personale” accademia alla Sala Sampieri, non come un ospite di passaggio ma come un personaggio di grande levatura, perfettamente integrato nel tessuto dell’aristocrazia musicale cittadina. E di nuovo il giornale tedesco chiosa l’evento: «Nel locale del nominato Sampieri, Liszt si esibì da par suo nella sua propria Accademia, dove suonò tre pezzi di sua composizione e fece applaudire il pubblico con grande convinzione». Per questo concerto ci sono giunte notizie anche dalla stampa locale. In particolare Il Solerte gli dedica un articolo molto dettagliato, nel quale l’autore, oltre ad osannare le doti interpretative del protagonista, trova modo di osservare che «il talento di Liszt quale compositore si può dire eminentemente plastico o in altri termini che l’artistica di lui individualità si spiega in particolar modo nella ricchezza della forma». A proposito della partenza di Liszt da Bologna abbiamo ancora una volta testimonianze controverse: Marie d’Agoult scrive nel suo diario che Franz è arrivato a Firenze il 1° gennaio a mezzogiorno, ma proprio in quel giorno Liszt presenta la sua domanda d’ammissione all’Accademia Filarmonica, ed anche il giornale di Lipsia sposta un poco in avanti la sua partenza.

