






Capitolo quindicesimo. Bologna. Seconda parte. Riassunto
Bologna nel 1838 è un centro pianistico di non secondaria importanza grazie alle figure di Benedetto Donelli, che sarà insegnante al Liceo Musicale fino al 1839; di Gaetano Corticelli, che insegnerà solo tra il 1839 e il 1840 e soprattutto di Stefano Golinelli, che dal 1840, poco più che ventenne, Rossini vorrà come insegnante di pianoforte principale presso il Liceo, uno dei pochi pianisti italiani ad esibirsi in Germania, raccogliendo consensi perfino da parte di Schumann. In quel periodo si trova a Bologna anche Robert Müller, un allievo di Hummel e Kalkbrenner con cui Liszt avrà modo di conversare. Rossini, in prima persona o attraverso Sampieri, sovrintende alla vita musicale di tutta la città.
Tra i dilettanti, per motivi di casta ma non di competenza, vi era la principessa Teresa Hercolani, moglie del principe Filippo, anch’egli dilettante di pianoforte, e figlia del letterato e grecista Massimiliano Angelelli che, appassionato di violino e di musica tedesca, aveva avuto una non trascurabile influenza nelle vicende musicali del giovane Rossini.
Di Teresa Hercolani parla la rivista musicale Teatri, Arti e Letteratura il 17 maggio 1838:
«Suonatrice somma di Piano-forte, eseguisce su questo istrumento quanto vi può essere di più difficoltoso, e straordinario»
Il Casino dei Nobili, dove si esibirà Liszt il 25 dicembre è un luogo di arte e di scambi sociali, di politica e di discussione i cui membri si dividevano tra filogovernativi e simpatizzanti per la causa italiana, e accoglierà Liszt al centro della società bolognese.

Liszt arriva quindi a Bologna la domenica prima di Natale, ma sulla prima lettera indirizzata Marie segna una data sbagliata (21, invece che 23 dicembre) e scrive: «Prima di tutto devo dirvi che sono stato molto triste questa notte e oggi. Per diverse ragioni, ma soprattutto per una. Ho dimenticato il vostro anello sul caminetto! Se è possibile inviatemelo tramite il polacco (Bryezinsky)». Il soggiorno bolognese di Liszt sembra nascere sotto cattivi auspici: alla Locanda di S. Marco (forse è qui che Liszt e Marie avevano alloggiato in ottobre) tutte le stanze sono impegnate.

Deve allora rivolgersi di fronte, alla Locanda dei Tre Mori, dove trova soltanto una stanza «méchante», che non fa che aumentare il suo malumore. Fortunatamente, «heureusement», il marchese Sampieri, sapendolo solo, lo ospita nel suo palazzo di via Santo Stefano: drappi rossi sul letto, vista su un giardino in cui passeggiano variopinti pavoni e una cameriera di nome Annetta a disposizione.

Si tratta del complesso attaccato al palazzo della Mercanzia racchiuso tra le vie Santo Stefano, Castiglione e vicolo Sampieri. Oltre a questa e alla sontuosa residenza estiva di Casalecchio (distrutta nel corso della Seconda guerra mondiale), il marchese possedeva anche un palazzo in Strada Maggiore noto per gli affreschi dei Carracci e del Guercino, dove si trovava una galleria d’arte. Sempre dalla corrispondenza sappiamo che Liszt, da bravo viaggiatore romantico, non trascura di leggere «qualche capitolo» del Purgatorio, ma quando Rossini viene a trovarlo per dargli notizia della sua agenda sociale e concertistica bolognese, lo trova addormentato. In quella stessa sera del 23 dicembre «cena in famiglia» dai Sampieri: «la Marchesa è spagnola. Ha 38 anni e ha i baffi (dice Liszt). Detesta Sampieri, parla poco e con un certo sussiego. Suo zio, il cardinal Gregorio, è il gran penitenziere del Papa […]. Leggera disputa coniugale. Il marito buono, la moglie altera». La marchesa Sampieri, al secolo Anna de Gregorio, era nata in Spagna ed era stata dama di corte dell’Infanta. La mattina seguente – vigilia di Natale – Liszt si reca a casa Rossini in Strada Maggiore 26; i due amici vanno a fare colazione al caffé e Liszt è colpito dal modo cordiale con cui Rossini chiacchiera con bottegai e mendicanti che incontra per strada: «Homme singulier! Homme prodigieux!».

A mezzogiorno Rossini lo conduce al Casino sito nel palazzo Salina Amorini Bolognini, piazza S. Stefano 11, e lo lascia lavorare tranquillo per un paio d’ore. Alle due del pomeriggio ritorna da lui insieme ai principi Hercolani (lui di 27 e lei di 20 anni, «molto semplici e graziosi») e al pianista Müller, che dà a Liszt l’impressione di avere qualche prevenzione nei suoi confronti. Ma i due in breve si mettono a chiacchierare e Liszt gli suona il suo Studio in La bemolle. Alle 4 del pomeriggio Liszt rientra e impiega due ore a scrivere agli editori Schlesinger, Ricordi, Schonenberger e Coks. Rossini interrompe il lavoro di Liszt alle 18 per condurlo a casa sua, dove s’intrattengono in piacevoli conversari con Olimpia Pélissier la compagna del Pesarese (che Liszt un poco ironicamente non sa se chiamare “Signora” o “Signorina”) fino al momento di andare a cena dal marchese Sampieri, dove è predisposta la cena della vigilia con una ventina di invitati. La serata si protrae fino alle 4 del mattino. La lunga veglia non impedisce a Liszt di recarsi presto al Casino per lavorare, ma gli Hercolani e il pianista Müller lo intrattengono in conversari per tre ore! Tornato a casa, Liszt confessa a Marie che la festa di Natale lo rattrista e che la lettura di un articolo di Quinet su un recente libro di David Friedrich Strauss, La vita di Gesù, lo ha fatto riflettere sulle più grandi verità della nostra religione, lasciandolo pieno di dubbi. Al concerto al Casino, che si tenne la sera di Natale, oltre alle persone e agli artisti citati da Liszt nelle lettere a Marie d’Agoult, possiamo presumere che fossero presenti alcuni dei membri della Società del Casino dei Nobili. Nella corrispondenza lisztiana il concerto è descritto con poche frasi lapidarie: «Successo inaudito dopo quello della Malibran, e più completo perfino di quello della Malibran. Non ho fatto nessuna conoscenza femminile». Liszt è riaccompagnato a casa dal Müller che resta a chiacchierare con lui fino all’una e mezza di notte. Nell’accademia si erano esibiti artisti di vaglia come il basso Carlo Zucchelli con la moglie, il soprano Ester Mombelli, ed erano state presentate al pubblico tre allieve della famosa soprano e didatta Teresa Radicati Bertinotti. Il programma aveva presentato, tra composizioni di Vincenzo Gabussi (protegé di Rossini), Donizetti, Mayr, Rossini, Cimarosa, le Reminiscenze dai Puritani di Liszt e l’elaborazione lisztiana della Serenata e dell’Orgia dalle Soirées rossiniane. Dal punto di vista del programma, dunque, il concerto di Liszt al Casino dei Nobili rientra pienamente nei canoni della prassi non solo cittadina, ma nazionale. Forse ha ragione Liszt quando riferisce a Marie che si sia trattato di un successo, se è vero che ne giunse l’eco perfino nella lontana Germania, dove il redattore dell’Allgemeine Musikalische Zeitung di Lipsia diede un rapido resoconto delle quattro accademie tenutesi al Casino nel dicembre ’38, proseguendo:
Ma chi riuscì col suo pianoforte a far grande scalpore e a scatenare entusiastici applausi fu l’ospite Liszt, paragonato nientemeno che a Paganini. Un giornale del luogo arrivò perfino a lodare i suoi “cupi suoni che immaginar ti fanno le sue nebbie del Nord!” .

