15 – Bologna. Prima parte




Capitolo quindicesimo. Bologna. Prima parte. Riassunto.

Liszt giunge per la prima volta a Bologna nell’ottobre del 1838, dove si ricongiunge con Marie che l’aveva impazientemente aspettato. Come prima cosa si recano all’Accademia di Belle Arti per vedere i quadri di Carracci, di Guido Reni e soprattutto la Santa Cecilia di Raffaello. Lasceranno dopo pochi giorni Bologna, prima di dirigersi a Firenze, per una “fuga” a Ravenna in un clima di memorie, d’amori e di cospirazioni nel nome di Dante e di Byron. Nel periodo delle visite bolognesi e della brevissima permanenza a Ravenna Liszt scrisse numerosi abbozzi di quella che diventerà la Sonata Dante, e cominciò a comporre i Tre Sonetti del Petrarca.
Franz ritorna a Bologna a dicembre, la domenica prima di Natale, mentre Marie rimane a Firenze. Il soggiorno bolognese sembra nascere sotto cattivi auspici: la Locanda San Marco in via dei Vetturini, oggi via Ugo Bassi, non ha camere disponibili e la dirimpettaia Locanda dei Tre Mori dispone solo di una stanza «méchante». Il marchese Sampieri, grande amico di Rossini, musicista e famulo del Pesrese fin dai primi anni di attività musicale, lo ospita così nel suo palazzo nel complesso attaccato alla Mercanzia, tra le vie Santo Stefano, Castiglione e l’odierno vicolo Sampieri. Oltre a questo e alla sontuosa residenza estiva di Casalecchio, distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, il marchese possedeva anche un palazzo in Strada Maggiore, oggi palazzo Sampieri-Talon, noto per gli affreschi dei Carracci e del Guercino, dove si trovava una galleria d’arte.


Forse andrò a fargli una visita questa estate a Bologna, dove egli [Rossini] tornerà all’inizio di aprile e si fermerà per tutta l’estate. Quanto a me, partirò per Venezia a metà marzo. Di là a Bologna, Firenze, Genova…

Così Liszt scriveva agli inizi del 1838 in una lettera al violinista belga Lambert Massart. Franz però arriverà a Bologna soltanto agli inizi di ottobre, un cambio di programma dovuto a varie ragioni impreviste e soprattutto alla deviazione viennese per partecipare alla raccolta fondi in favore delle vittime delle disastrose alluvioni del Danubio in Ungheria, un fatto che aveva avuto una grande eco anche in Italia. A Bologna Liszt si ricongiunge con Marie che l’aveva impazientemente aspettato, e come prima cosa si recano subito all’Accademia per vedere i quadri dei Carracci, di Guido Reni e, soprattutto, la Santa Cecilia di Raffaello.

L’aspetto “privato” della prima visita a Bologna si conferma nella tappa successiva del loro viaggio in Italia: invece di dirigersi direttamente a Firenze i due amanti lasciano Bologna attraverso Porta S. Vitale e vanno a Ravenna, per continuare la loro vacanza artistico-letteraria in un clima di memorie, d’amori e di cospirazioni nel nome di Dante e di Byron. Questa deviazione rispetto alla linea diretta Bologna-Firenze non stupisce se si pensa all’aura che circondava Dante presso i romantici, aura alla quale Liszt e Marie si abbandonarono completamente. Nel periodo delle visite bolognesi, infatti, Liszt scrisse numerosi abbozzi di quella che diventerà la Sonata Dante e cominciò a comporre i tre Sonetti del Petrarca, Benedetto sia ’l giorno, Pace non trovo, I’ vidi in terra, più volte rimaneggiati fino gli anni ’60. Liszt tornerà a Bologna nel dicembre di quell’anno e di questo soggiorno (dove mette a frutto i contatti professionali con buona evidenza promossi attraverso Rossini) abbiamo notizie più dettagliate grazie alla corrispondenza con Marie, rimasta a Firenze. Bologna è un centro pianistico italiano di non secondaria importanza grazie alle figure di Benedetto Donelli (1782-1839), insegnante al Liceo musicale dal 1817 al 1839, di Gaetano Corticelli (1804-1840), insegnante al Liceo per un solo anno tra il 1839 e il 1840, e soprattutto di Stefano Golinelli (1818-1891), il pianista che dal 1840, poco più che ventenne, Rossini volle come insegnante di pianoforte principale presso il Liceo, uno dei pochi pianisti italiani ad esibirsi con successo in Germania, dove raccolse vivi consensi anche da parte di Schumann. A Bologna si trova in quel periodo anche il pianista Robert Müller, un tedesco in realtà residente ad Edimburgo, allievo di Hummel, Kalkbrenner ed Herz. “Dilettante” di pianoforte per motivi di casta, non certo per capacità musicali, fu Teresa Angelelli, che nel 1842 troviamo nell’organico dello Stabat Mater rossiniano diretto da Donizetti. Teresa era moglie del principe Filippo Hercolani, anch’egli dilettante di pianoforte, e figlia del letterato e grecista Massimiliano Angelelli che, appassionato di violino e di musica tedesca, era sto una figura di grande importanza nelle vicende musicali del giovane Rossini.

Ad alta sublimissima meta vedesi già pervenuta la Nobile Dama signora Principessa Teresa Hercolani nata Angelelli. Leggiadra di forme, amabile di sembiante, ed in verde etade delle più belle virtù doviziosamente fornita, valevoli a costituirla l’onor del suo sesso, a sì rare doti accoppia profonde cognizioni nell’arte della musica. Suonatrice somma di Piano-forte, eseguisce su questo istrumento quanto vi può essere di più difficoltoso, e straordinario [Teatri, Arti e Letteratura, 17 maggio 1838].

[continua]