Domenica 16 novembre 2025, ore 16.30
Basilica di Sant’Antonio da Padova
Via Jacopo della Lana 2
István Bátori, organo
Musiche di Liszt, Mendelssohn, Brahms, Wagner/Liszt
Con la collaborazione dell’Associazione Musicale Fabio da Bologna

Felix Mendelssohn (1809-1847)
Sonata No. 5 in re maggiore
Johannes Brahms
(1833-1897)
Herzlich tut mich erfreuen, Op. 122
Franz Liszt
(1811-1886)
Ave maris stella, S.669
Präludium und Fuge über das Thema B-A-C-H, S.260
Richard Wagner / Franz Liszt
Pilgerchor aus “Tannhäuser”, S.676
Johannes Brahms
O Welt, ich muss dich lassen, Op. 122
Franz Liszt
Variationen über “Weinen, klagen, sorgen, zagen”, S.180
Attraverso le opere dei tre grandi colossi del Romanticismo tedesco, il programma di questo concerto ci conduce nel cuore della musica dell’Ottocento. In questo periodo, il nuovo virtuosismo pianistico esercitò una profonda influenza anche sul linguaggio organistico, senza tuttavia offuscare l’importanza della tradizione polifonica, che continuò a rappresentare un pilastro fondamentale della scrittura musicale. I Preludi corali protestanti di Brahms appartengono alle opere tarde e polifoniche del compositore, alle cui armonie romantiche risponde il mondo trascendente e puro dell’Ave Maris Stella di Liszt. Liszt amava creare trascrizioni per organo: uno degli esempi più belli è l’ouverture del Tannhäuser, che sarà eseguita nel concerto.
Liszt trattò l’organo con un virtuosismo mai visto prima. Il tema, formato dalle quattro lettere del nome Bach, costituisce il motivo principale del Preludio e Fuga. Dopo un’introduzione di carattere improvvisativo, lo stesso tema diventa anche soggetto della fuga.
Come contrappunto, le Variazioni su “Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen” (“Pianto, lamento, angoscia, paura”) ci conducono nei recessi più profondi dell’anima del compositore. Il tema del basso deriva dall’omonima cantata di J.S. Bach. In quest’opera, Liszt traduce in musica il dolore per la perdita del figlio Daniel, dipingendo atmosfere di collera impotente, di misticismo ultraterreno e di lutto paterno. Il tema di basso, che procede in movimento discendente di semitono, e le ondate di emozione che erompono di variazione in variazione si placano alla fine del brano, e la tensione emotiva immensa trova risoluzione in un semplice corale. Il “Was Gott thut ist wohlgetan” (“Ciò che Dio fa è ben fatto”) risplende della luce della speranza e, con l’elevazione finale del pezzo, prefigura la vita eterna celeste. (István Bátori)

István Bátori, di origine ungherese, si è laureato nel 2015 presso l’Università Musicale di Würzburg (Germania) in musica sacra e organo con il M° Christoph Bossert. Dal 2015 al 2016, presso il Conservatorio G. B. Martini di Bologna, ha svolto l’incarico di assistente al corso di clavicembalo e clavicordo. Nel 2018, nella classe del M° Francesco Tasini presso il Conservatorio “G. Frescobaldi” di Ferrara, ha conseguito il diploma di secondo livello in organo, con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale.
Concertista in molti paesi d’Europa (Italia, Austria, Germania, Slovenia, Francia, Polonia, Ungheria).
Dal 2017 svolge l’incarico di organista titolare nella chiesa della SS. Trinità di Bologna.
Ha collaborato come continuista all’organo nell’incisione dell’opera omnia di Ippolito Ghezzi pubblicata dalla casa discografica Tactus, nell’incisione Divi Augustini Musici pubblicata da NovAntiqua e nel disco Habsburg Music for 2 trumpets con Jean-Francois Madeuf e Julian Zimmermann.
Nel 2024, con il sostegno dell’Accademia dell’Arte di Ungheria ha pubblicato il libro intitolato Girolamo Diruta, Il Transilvano, Az Erdélyi presso l’editore transilvano Kolozsvári Operabarátok Köre. La pubblicazione riporta la traduzione ungherese integrale delle due parti di cui consta Il Transilvano (1593, 1609), trattato didattico di epoca rinascimentale sulla prassi esecutiva della musica organistica italiana.
A compendio del lavoro editoriale è stata inserita la trascrizione del contenuto musicale in notazione moderna e l’incisione di tutti i brani contenuti in questa preziosa opera (toccate, canzoni e ricercari) sull’organo rinascimentale di Graziadio Antegnati della basilica palatina di Santa Barbara di Mantova.

