18 – Franz Liszt: ritratti e passioni



Capitolo diciottesimo. Franz Liszt: ritratti e passioni. Riassunto

L’affascinante Franz Liszt fu ritratto, dalla giovinezza alla vecchiaia, da innumerevoli pittori, incisori, scultori – e quindi fotografi – per ammirazione, amicizia e per le dovute necessità professionali di diffondere la sua immagine. Le sue fattezze, idealizzate e sublimate, si componevano in maniera intrigante con l’evocazione del «romanticismo selvaggio» (come scrisse un recensore italiano) del suo stile pianistico. Il contrasto tra l’artista angelico e il musicista “posseduto” e corrusco che trovava tratti melodici sublimi soggiogava e suscitava turbamento nel pubblico più vasto e particolarmente, ça va sans dire, in quello femminile. Naturalmente, in parallelo alle immagini “sublimi” corsero per tutta Europa frotte di caricature e vignette.
Tra gli artisti che contribuirono a diffondere l’immagine più spiritualizzata del giovane Liszt abbiamo certamente lngres o Lehmann, mentre l’iconografia che privilegiava una lettura più adolescenziale e sognante delle fattezze di Franz ebbe protagonista il pittore e incisore Josef Kriehuber, che riempì l’Europa di splendide litografie di artisti e di personaggi della cultura e della società. In Italia Lorenzo Bartolini, uno dei più idealizzanti scultori del periodo, effigiò Franz e Marie – come aveva effigiato Byron – nel marmo più puro e luminoso.
Anche un frenologo americano residente a Milano, il dott. Michel Castle, si dedicò a Liszt studiando il suo cranio attorno al 1844 e pubblicando in francese i risultati «scientificamente esatti» della sua ricerca nel libro Etude phrénologique sur le caractère originel et actuel de Mr. Liszt. La parte più interessante
della ricca analisi riporta che: «Contemplando il carattere del sig. Liszt all’epoca della sua età adulta, troviamo che non differisce da quello che era nella sua infanzia, se non per uno sviluppo più completo delle sue forze primitive che, manifestate fino ad allora soltanto come delle tendenze e delle potenzialità, ora si trovano ad aver preso la forma di desideri imperiosi e di passioni, e fra queste emergono: 1) la sete di gloria, 2) la passione del cambiamento o della varietà, 3) la passione d’amore. Essendo ciascuna di queste passioni essenzialmente distinta dalle altre, ognuna di esse diventa a sua volta centro d’attività dominante, e conseguentemente dà al carattere il tono o la tinta che e propria a ciascuna di esse».


Il giudizio che i visitatori della mostra possono farsi di Liszt osservando i suoi ritratti può essere arricchito dalla diagnosi fatta dal frenologo americano residente a Milano dott. Michel Castle che studiò il cranio di Liszt attorno al 1844 e pubblicò in francese i risultati «scientificamente esatti» della sua ricerca,
Étude phrénologique sur le caractère originel et actuel de Mr. Liszt [ … ] traduit du manuscript anglais, Milano, Tip. Radaelli, 1847. La prima parte dell’analisi identifica i caratteri innati, cioè le «disposizioni primitive predominanti» distinte nelle due “classi” dei sentimenti e delle facoltà intellettuali, come si rilevano dalle misurazioni compiute sulle diverse parti della testa. Per quanto riguarda il carattere di Liszt egli afferma che:

«nella classe dei sentimenti sono la generosità, l’affezione e l’ambizione ad avere la preminenza, mentre fra le facoltà intellettuali incontriamo facoltà percettive e soprattutto memorative di una prontezza assai considerevole, una facilità di parola ben sviluppata, la predominanza delle capacità riflessive, e le facoltà che danno origine alle ispirazioni d’immaginazione, insieme alla tendenza così difficile da definire, chiamata spirito di riuscita. Infine vi troviamo un talento musicale assai considerevole. Ora, se osserviamo che nel sig. Liszt l’energia di un temperamento tutto d’azione si combi1Ja con uno sviluppo debole delle facoltà che producono la riservatezza e la stabilità o la capacità di concentrarsi al perseguimento di un obiettivo, dovremo inferire, per ciò che riguarda i sentimenti, che esiste in lui una tendenza all’impulsività e all’imprudenza, e, per quanto riguarda le facoltà intellettuali, una tendenza a pensieri vaghi e a una noncuranza generale, o, quanto meno, una necessità per lui imperiosa di cambiare o di variare i soggetti di applicazione mentale

Su questi caratteri naturali vengono però ad agire le circostanze esteriori della vita dell’individuo, e queste possono essere tali da modificare o da potenziare le attitudini primarie. Naturalmente in un bambino i caratteri naturali sono più scoperti e l’analisi delle manifestazioni infantili di Liszt conferma quanto era stato rilevato dalle misurazioni condotte solo sulle cifre e non corredate da alcun riferimento a vicende biografiche. Ma la parte più interessante dell’analisi è quella che si riferisce all’età adulta, quando l’uomo si è completamente formato attraverso le proprie particolari esperienze e i dati iniziali assumono le caratteristiche tipiche di quella determinata personalità.

Contemplando il carattere del sig. Liszt all’epoca della sua età adulta, troviamo che non differisce da quello che era nella sua infanzia, se non per uno sviluppo più completo delle sue forze primitive che, manifestate fino ad allora soltanto come delle tendenze e delle potenzialità, ora si trovano ad aver preso la forma di desideri imperiosi e di passioni, e fra queste emergono: 1) la sete di gloria, 2) la passione del cambiamento o della varietà, 3) la passione d’amore. Essendo ciascuna di queste passioni essenzialmente distinta dalle altre, ognuna di esse diventa a sua volta centro d’attività dominante, e conseguentemente dà al carattere il tono o la tinta che e propria a ciascuna di esse.


Tuttavia la prima di queste Passioni, avendo un campo d’azione molto più largo delle altre e potendo applicarsi a un maggior numero d’oggetti, è quella che, necessariamente, ha più opportunità d’imprimere il suo marchio al Carattere generale. Benché spesso il sig. Liszt si sia trovato preso da desideri e da pensieri ambiziosi, frequentemente dovette abbandonarsi ai dolci lacci d’Amore, e perfino a volte trovarsi interamente assorbito da una passione composta da questi due elementi, l’Ambizione e l’Amore. Il desiderio di piacere che forma la base del suo genere d’ambizione, agendo in accordo con la benevolenza e l’affettuosità della sua natura, produce quella amabilità e quella compiacenza che debbono generalmente caratterizzare le sue maniere. Lo stesso desiderio, alleandosi alla sua propensione sessuale, produce in lui una galanteria generale verso le donne, e sovente anche un’altra specie di galanteria, non meno impaziente di essere soddisfatta, che è ardita e intraprendente […].