CALL FOR PAPERS

Convegno internazionale

LISZT E LA PRINCIPESSA CAROLYN ZU ZAYN-WITTGENSTEIN
Religione, musica, arte e politica a Roma nella seconda metà del XIX secolo

Institut français Centre Saint-Louis
Roma, 22-23 ottobre 2026

Responsabile scientifico

Nicolas Dufetel, CNRS (Iremus)

Comitato scientifico

  • Biancamaria Antolini, Conservatorio di musica «F. Morlacchi» di Perugia
  • Michela Berti, Conservatorio di Musica «F. Morlacchi» di Perugia; I Pii Stabilimenti della Francia a Roma e a Loreto
  • Albane Cognet, Scuola francese di Roma
  • Colette di Matteo, I Pii Stabilimenti della Francia a Roma e a Loreto
  • Nicolas Dufetel, CNRS (Iremus)
  • Renaud Escande, I Pii Stabilimenti della Francia a Roma e a Loreto
  • Augustin Laffay, Comitato Pontificio delle Scienze Storiche
  • Mariateresa Storino, Conservatorio di Musica «G. Rossini» di Pesaro
  • Claudio Toscani, Fondazione Istituto Liszt, Bologna; Università degli Studi di Milano Statale.

Comitato organizzativo
Lorraine Creusot, Pierre-Marie Passot (Institut français Centre Saint-Louis)

Istituzione organizzatrice
Institut français Centre Saint-Louis, Roma

Istituzioni partner

  • Pieux Établissements de la France à Rome et à Lorette
  • Fondazione Istituto Liszt, Bologne
  • Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini
  • Institut de recherche en musicologie, Paris (Iremus)

Il comitato scientifico presterà particolare attenzione alle proposte di contributi che consentano di rinnovare l’argomento e di apportare un rinnovamento delle conoscenze, sia attraverso problematiche inedite, sia attraverso lo studio di fonti rare e inedite. I contributi, sotto forma di comunicazioni di 20 min., possono esplorare questioni legate a, ma non limitate a:

  1. Liszt e la vita musicale romana nel XIX secolo (salotti, sale da concerto, ecc.)
  2. Le reti epistolari di Liszt e della principessa Wittgenstein durante il loro periodo romano
  3. I legami di Liszt e della principessa Wittgenstein con i salotti romani e le comunità artistiche
    nazionali e cosmopolite (Villa medici, ecc.)
  4. Liszt, la principessa Wittgenstein e la dottrina sociale della Chiesa
  5. Il Concilio Vaticano
  6. Storia politica e diplomazia romana intorno al 1870
  7. Pio IX e Leone XIII di fronte alle arti e alla musica
  8. Le donne cattoliche e la Chiesa nella seconda metà del XIX secolo
  9. La corrispondenza, gli scritti e la collezione della principessa Wittgenstein

Le lingue del convegno sono l’italiano, il francese e l’inglese.

Le proposte di comunicazione (20 minuti) devono comprendere:

  • un abstract di massimo 4000 caratteri (spazi inclusi) che includa l’indicazione delle fonti
    utilizzate;
  • una bio-bibliografia di massimo 100 caratteri, spazi inclusi;
  • recapiti (e-mail e numero di telefono);
    affiliazione istituzionale, se del caso;
    un elenco delle esigenze tecniche.

Le proposte di comunicazione devono essere inviate al seguente indirizzo: nicolas.dufetel@cnrs.fr entro il 1° giugno 2026

L’organizzatore coprirà due pernottamenti a Roma e i pasti.


Sebbene Franz Liszt (1811-1886) e la principessa Carolyn zu Sayn-Wittgenstein (1819-1887), nata Iwanowska, siano state figure centrali della vita intellettuale e mondana a Roma per oltre 25 anni, non sono state ancora intraprese ricerche coordinate né riflessioni collettive sull’argomento, né tantomeno sulla loro relazione. Portare alla luce e studiare nuove fonti, aggiornare le conoscenze a loro sostegno, comprendere il contesto in modo interdisciplinare, analizzare l’influenza esercitata da Liszt e dalla principessa su Roma in un periodo chiave della sua storia politica e religiosa e, viceversa, il modo in cui la città ha influenzato la loro opera, è l’oggetto di questo convegno, che mira anche a mettere in luce il ruolo centrale che la principessa Wittgenstein ha occupato nell’Europa intellettuale della seconda metà del secolo.
Liszt scopre Roma nel 1839 insieme alla contessa Marie d’Agoult, quando è ancora permeato dal romanticismo parigino della sua giovinezza. Aperto alle idee del saint-simonismo e al sentimento religioso romantico, si nutre del pensiero sociale e cattolico di Lacordaire, Montalembert, Lamartine e
Lamennais, di cui mette in musica alcuni testi. Influenzato dalle Paroles d’un croyant e dalla dottrina sociale della Chiesa, sviluppa un pensiero artistico, sociale e spirituale di cui testimoniano la sua musica ma anche diversi articoli sull’arte, la situazione e il ruolo degli artisti nella società. Ma è soprattutto dopo il 1861 e il suo ritorno nel grembo della Chiesa che Roma assume importanza nella sua vita, nella sua opera e nel suo cammino spirituale. Si stabilì lì per raggiungere e sposare Carolyn zu Sayn-Wittgenstein, principessa polacca cattolica dell’Ucraina (Podolia), sposata con un principe russo protestante, dal quale si era separata e di cui era rimasta vedova, ma mai divorziata. Il matrimonio, che avrebbe dovuto celebrarsi a San Carlo al Corso, viene infine vietato all’ultimo momento. Liszt rimane tuttavia a Roma e decide di dedicarsi alla «rigenerazione» della musica cattolica, componendo ad esempio due oratori (Die Legende von der Heiligen Elisabeth, su un libretto tedesco di Otto Roquette, ispirato a Montalembert, e Christus). Nel 1865 riceve, in Vaticano, gli Ordini minori. Vicino a numerosi prelati e protetto dal cardinale Gustav zu Hohenlohe-Schillingsfürst, gran cappellano di Pio IX, l’«Abbé Liszt» raddoppia gli sforzi per stabilire, in vista del Concilio, un piano di riforma della musica sacra. Pio IX, che incontra più volte, lo incoraggia nella sua vocazione di artista cattolico e riceve la dedica del suo Inno al Papa «Tu es Petrus». Più tardi, comporrà anche un Pro Papa per Leone XIII, che incontrerà a sua volta.
In un periodo di profondi mutamenti politici e sociali a Roma, Liszt e la principessa Wittgenstein frequentano i circoli e i salotti cosmopoliti, come ad esempio le comunità tedesche, austro-ungariche, inglesi, polacche, ucraine, russe e francesi (in particolare a Villa Medici). Mostrano apertamente il loro ultramontanismo, la loro francofilia e il loro sostegno incondizionato a Napoléon III e al Second Empire. La loro vita romana attraversa e si adatta agli sconvolgimenti politici del 1870 e a ciò che descrivono, nella loro corrispondenza, come «il doppio cerimoniale tra il Quirinale e il Vaticano». Intrattengono rapporti privilegiati con prelati e artisti (i Nazareni, Hébert, Filippo Bigioli, i cui dipinti della Divina Commedia fungono da scenografia per un’esecuzione della Sinfonia su Dante di Liszt, ecc.).
Non si può comprendere Liszt senza considerare il suo legame con la principessa Wittgenstein, alla quale dedica così le sue poesie sinfoniche: «A colei che ha coronato la propria fede con l’amore, ha accresciuto la propria speranza attraverso le sofferenze, ha costruito la propria felicità con il sacrificio! A colei che rimane la compagna della mia vita, il firmamento del mio pensiero, la preghiera vivente e il Cielo della mia anima». La loro coppia è indissolubilmente legata a Roma, come testimonia una corrispondenza durata 25 anni (ancora in parte inedita), vera e propria vetrina sulla città eterna, i suoi salotti, i suoi dibattiti politici, diplomatici e religiosi. La principessa pubblica, a proprio nome e talvolta in forma anonima, un gran numero di articoli e libri sull’arte, la religione, la storia della Chiesa: uno studio sulla Cappella Sistina (1867), Simplicité des colombes, prudence des serpents — Quelques réflexions suggérées par les femmes et les temps actuels, Bouddhisme et christianisme (1868), L’Église attaquée par la médisance (1869), Entretiens pratiques à l’usage des femmes du monde. Religion et monde (1875). Come Liszt, è al centro di una rete romana cosmopolita, tiene un salotto molto frequentato, colleziona disegni antichi e contemporanei e intrattiene una corrispondenza con una moltitudine di figure artistiche, religiose, intellettuali e politiche di tutto il mondo: Hippolyte Flandrin, Ernest Hébert (che le fa il ritratto e che lei visita spesso a Villa Medici), Eduard Bendemann, Armand Baschet, le famiglie Bonaparte e Caetani, Emile Ollivier, Ernest Renan, Félix Dupanloup, Louis-Ernest-Romain Isoard, Hyacinthe Loyson detto «Padre Hyacinthe», Charles Gay, Ludovico Altieri, Fanny Lewald, Malwida Meysenburg, Charles de Montalembert, la marchesa di Blocqueville, ecc.
Gregorovius osserva che «trabocca di spirito», e Louis Teste rileva che «sono pochi gli spiriti così vigorosi e curiosi come quello della principessa Carolyne von Sayn-Wittgenstein… È risalita alle origini di tutte le religioni. Se necessario, discuterebbe con Confucio, Buddha o Maometto. […] Non sollevatele obiezioni! Lei le confuta con centinaia di argomenti filosofici, teologici o storici, intrecciati con citazioni greche, latine, russe, tedesche, italiane che vi lasciano a bocca aperta… Il Vaticano le invia mazzi di fiori… Non c’è membro del Sacro Collegio né Prelato domestico di Sua Santità che non sia passato nei suoi salotti». Tuttavia, le sue Causes intérieures de la faiblesse extérieure de l’Église del 1870, pubblicate in occasione del Concilio, vengono parzialmente messe all’Indice nel 1877. Uno dei due consultori della Congregazione dell’Indice, Michael Haringer, scrive di provare «nausea» di fronte ai suoi commenti, poiché lei «vuole riformare tutta la Chiesa e si pone come giudice del Sommo Pontefice, di un concilio ecumenico, di tutta la Chiesa». Secondo lui, lei rappresenta la fazione di donne che hanno scatenato «grandi tempeste» in occasione del Concilio. Emile Ollivier, genero di Liszt, l’aveva avvertita: «È cattolicesimo mennaiano. Sarete messa all’Indice». Quanto a Liszt, che viene a Roma ogni anno fino alla sua morte per vederla, cerca di consolarla, pur riaffermando, da parte sua, la sua sottomissione alla Chiesa: «Purtroppo l’Indice ha disapprovato la vostra immensa opera — mi sarei fatto tagliare entrambe le mani, pur di evitare che ciò accadesse! Forse in seguito si troverà un modo affinché l’Indice riconsideri la sua posizione in vostro onore». Tuttavia, la principessa continuò a pubblicare nuovi volumi fino alla sua morte, avvenuta otto mesi dopo quella di Liszt, e riposa al Campo Santo Teutonico, all’ombra della cupola di San Pietro.

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